
“Forse vedrai la tav” dicevano i presidenti Hollande e Renzi. Cronache bagnate dalla laguna.
“Tu sei giovane, forse vedrai la tav” dice il presidente francese Hollande al suo omologo italiano Renzi che risponde con un sorriso “Ci saremo tutti e due”. Prosegue Mario virano, direttore di Telt la società che gestisce il progetto “Il protocollo di Venezia è il coronamento di 15 anni di lavori preparatori”. cit. LaRepubblica a firma Paolo Griseri.
Dobbiamo aggiungere a nostro malincuore fonte e firma. Già, perchè queste dichiarazioni sono talmente demenziali che se non fossero state pubblicate dal famoso fan dell’alta velocità Griseri sul quotidiano Renzy-friendly nessuno le avrebbe prese per vere. Non è una barzelletta, è la cruda e demenziale verità. Un progetto inutile che nasce a inizio anni 90, che viene siglato nel 2001 a Torino dai presidenti Amato e Chirac e che ad oggi resta carta con un mare di denaro pubblico già speso e rubato alla collettività.
Ma torniamo a Venezia, 8 marzo 2016, vertice Italia Francia. Ad attendere la mobilitazione in laguna una portaelicotteri, la san marco (casa in mare dei nostri marò) non in onore della basilica nè della piazza dove si terrà il vertice. Con questa immagine si inizia la giornata dopo un lungo viaggio che ha portato centinaia di persone da ogni parte d’Italia. Non un segno di pace ma sicuramente un segno dei tempi, guerre e frontiere, militari e filo spinato. E’ una giornata di mobilitazione per i notav che vedono nell’agenda dei due governanti un punto sul futuro dell’opera che li riguarda. Lo è anche per i no grandi navi che ospitano in laguna l’evento, per i no ombrina, i no tav terzo valico, no tav Trento, Brescia, per i ragazzi del movimento di lotta per la casa. Per i molti giunti perchè non c’era altro posto nel mondo dove stare se non a Venezia, a sostegno di chi si muove, di chi nonostante le difficoltà prova a guardare oltre e scende in strada o meglio… in acqua.
Dall’altra parte c’erano loro, le marionette delle banche e degli americani, i grandi potenti con la sindrome da inferiorità. Giacca cravatta e sorriso, ostentando sicurezza. Tanto sereni che in guerra neanche ci sono ancora partiti e per fare una conferenza stampa già schierano una nave da guerra. Gente che ha il coraggio di fare battute su un’opera pubblica che costerà 27 mld di euro (8 o 10 secondo le previsioni loro) e che non finirà mai. Ha il coraggio di ammetterlo candidamente scherzandoci su di fronte ad un’Europa dove il reddito (se ancora c’è) non permette alle persone di pagarsi un affitto o la spesa e con alle porte interi popoli bisognosi d’aiuto che scappando dalle guerre chiedono poco di più che un piatto di cibo e un riparo. E riescono a dire forse la vedo io, forse la vedi tu o forse vedete di andare tutti e tre a … Ma ci fermiamo qui e torniamo alla pagina bella della cronaca della giornata per non perdere l’educazione e ritrovare morale.
Poco dopo le 10.30 si sale in barca e chi a piedi segue imbocca calli e ponti in direzione della dogana. “Per terra e per mar” lo slogan che segue da giorni i preparativi. Feste e saluti accompagnano l’anomalo corteo. Facce sicure dei veneti marinai e facce stupite e riflessive dei montanari prestati alla marina. Facce ancora più stupite di chi da riva vede la sua vicina di casa e grida ” ma t’se buna almenu a nuè?”. E’ poi il canale della Giudecca a ridare serietà al tutto, con le sue onde alte e un curioso funerale (curioso ovviamente per i non autoctoni) che tranquillo e serio attraversa la mobilitazione con il compianto nella bara appoggiato su un signorile scafo. Sì siamo proprio a Venezia, la città e la laguna che non finirà mai di stupirci dove tutto è diverso e tutto è … con acqua. Acqua che scende dal cielo, acqua sotto le barche e appena si forza la zona rossa anche acqua dentro le barche e addosso. A farne le prime spese è l’amplificazione che si spegne sotto i getti alzati dalle moto d’acqua della polizia e gli idranti della guardi di finanza.
Inizia la “battaglia navale”, il corteo ha esaurito il suo percorso autorizzato e giunge al limite della “dogana”, la Dogana da Mar, storico e strategico punto di accesso al bacino del Canal Grande. A scrutare dall’alto i destini del mondo è la Fortuna, opera del Falconi, che ruotando nel senso del vento simboleggia la mutevolezza della stessa. Sarà la sorte ma proprio qui si è scontrata la flotta pirata con i “doganieri”. Simbolico e reale si incontrano, pirati, gente che si ribella e non vuole pagare dazio sulla propria pelle contro chi dall’alto (neanche poi tanto) della sua posizione di potere impone sacrifici, debiti e trasforma la vita vera in confini e frontiere.
Sono due ore di scontri in mare, cercando di andare “dall’altra parte”. A tentare di arginare la mobilitazione, la questura di Venezia ha schierato mezzi e uomini che stupiti si chiedono il perchè, dove si voglia andare. Questa purtroppo è una sorpresa che nella giornata non si è potuta svelare nonostante l’impegno di donne e uomini di ogni età con a disposizione i loro corpi dentro mezzi da lavoro prestati con generosità alla causa. Dall’altra parte con naturalezza sarebbe successo quello che da tempo il mondo si aspetta, un bel calcio nel sedere e un cambio di rotta e di vita a chi da troppo tempo ormai gioca con le sorti del pianeta stesso e delle vite che lo attraversano. Non c’era il “mondo” da questa parte, era una giusta e misurata mobilitazione che con serietà ha provato a lanciare ancora una volta un messagio, un reale momento contro.
Bagnati ma felici nel pomeriggio insieme si rientra verso casa, ripercorrendo canali e calli verso piazzale Roma. Intanto, tornando a Palazzo Ducale iniziano a trapelare le “novità”. Sulla guerra, pronti, ma neanche troppo, sulle frontiere, chiudiamo ma con moderazione, sulla tav,, avanti come sempre. Insomma niente di nuovo. Le dichiarazioni sono di cortesia come le immagini, tanta scena e niente politica, solo facciata per tranquillizzare gli investitori e i banchieri. Chi è giunto da lontano intanto riprende la strada di un viaggio iniziato la notte precedente che al tempo stesso nell’impegno prosegue ormai da anni. Anche qui sono le emozioni che rimangono e ci sono equipaggi improvvisati che con rispettoso fare montanaro cercano i loro “capitani” di vascello e timonieri per una bevuta, un’ombra come si usa in idioma locale. Sono culture che si incontrano in modo semplice e con naturalezza scorrono, vita vera, quella che vorremmo portare con forza oltre i confini e le grandi opere inutili.
Non è tempo nè di far bilanci nè di sederci sugli allori. Ci basta guardare le facce felici sul pullman e sentire gli “epici” racconti sulla via del ritorno per capire che è stata una grande e giusta giornata. “Anche in mare!” gridano euforici i no tav pensando agli scontri. Ci è piaciuta la generosità dei ragazzi di Venezia del movimento no grandi navi che si sono adoperati con i loro sforzi per ospitarci nelle loro acque. Ci è piaciuto rispettare la bella Venezia, visitarla e portare un po’ di val di Susa in laguna. Incontrare tanti che partendo da un semplice appello hanno deciso di mettersi in movimento, aiutare una lotta per portarne avanti altre cento. Ci basta questo e vogliamo che continui ad essere così, una cosa semplice, bella e forte al tempo stesso.
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